mercoledì 28 aprile 2021

DANTE QUOTIDIANO – CON ANDREA DE LUCA – 24/04/2021

Sabato 24 aprile si è svolto l'incontro online con ‘Dante Quotidiano’, presentato dal professor Andrea De Luca, revisore dei conti della dante di Anversa e membro dell’equipe dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles.


I temi proposti riprendono gli stessi dell’appuntamento precedente del 10 marzo, per consentire a più soci di partecipare e di conoscere le espressioni, i termini e le locuzioni usate comunemente nella lingua italiana di tutti i giorni che sono state coniate dal Sommo Poeta. Proprio questo, infatti, è stato l’argomento trattato durante la conferenza online, che è cominciata con la ripresa della nota definizione di Dante come ‘padre della lingua italiana’; a questa designazione, però, il professor De Luca preferisce quella di Dante come ‘innovatore’ e ‘artigiano’ della nostra lingua, in quanto egli ha usato il volgare, lingua del popolo, in forma letteraria per la prima volta, ufficializzando quindi molti termini che fino ad allora venivano impiegati solo nel parlato. La lingua ufficiale era infatti ancora il latino, usato nell’ambito istituzionale, così come in quello religioso e letterario; dunque, perché la scelta proprio del volgare (fiorentino), se era il latino a farla da padrone? Ebbene, il volgare era una lingua viva e compresa da tutti, che azzerava le distanze tra letteratura e popolo, scelta proprio per la Divina Commedia così che l’opera  potesse raggiungere il più vasto pubblico possibile.





Dal nome di Dante è nato un aggettivo, ossia ‘dantesco’, che si usa per definire un’opera relativa al suo stile. De Luca ricorda che in ambito internazionale l’aggettivo indica qualcosa di catastrofico, di terribile o di eccezionale nei toni e delle sensazioni che provoca. Questo è un primo esempio di un termine derivato – sebbene a posteriori – dal Sommo Poeta. Le parole e le espressioni coniate da Dante prendono il nome di ‘dantismi’, che oggi adoperiamo quotidianamente e molto spesso senza sapere.

Gli esempi citati durante l’incontro online sono svariati, tra i quali ricordiamo le parole ufficializzate grazie alla presenza nelle opere del poeta fiorentino, come fantasia, (presente nella Vita Nova) e agricoltura (che troviamo invece nel Convivio); e ancora, fertile – dal latino fero, fers –, e quisquilia (ossia qualcosa di poco conto), presenti rispettivamente nel Canto XI e nel Canto XXVI del Paradiso.
I neologismi sono identificabili invece in alcuni verbi con il prefisso -in, come indiarsi, cioè alzarsi fino a Dio, e inmiarsi, ossia entrare dentro di sé e la propria coscienza, in senso introspettivo.
Per quanto riguarda le espressioni, ricordiamo qui le più vive, più comuni e più usate nella lingua italiana, come il Bel Paese, per riferirci proprio all’Italia (contenuta nel penultimo canto dell’Inferno); o ancora, un modo di dire usato per descrivere qualcosa di non particolarmente eccelso, ma nemmeno così terribile… Insomma, senza infamia e senza lode! Possiamo trovare questa espressione nel Canto III dell’Inferno, dove si trovano gli ignavi e riferita proprio a coloro che non prendono una posizione nella vita. Altra famosissima espressione proveniente dalla Commedia è ‘Galeotto fu…’, tratta dal Canto V dell’Inferno e riferita al libro che fu colpevole (galeotto, appunto) di aver provocato la passione tra Paolo e Francesca. Oggi si usa proprio per descrivere in modo leggero e giocoso la causa scatenante di un amore o di una relazione tra due persone.



Anche il cantautorato italiano (e non solo) ha attinto a piene mani dall’universo lessicale e retorico dantesco: toccando questo argomento, viene citato forse uno dei più celebri esponenti del panorama musicale nostrano, Fabrizio de André, il quale scrisse una canzone dedicata al dramma amoroso di Paolo e Francesca, intitolata Al ballo mascherato. Cantanti delle generazioni successive, come Raf in Un tempo indefinito e Jovanotti con Serenata rap, citano il famoso verso dell’Inferno ‘Amor, ch'a nullo amato amar perdona’, ma l’esempio calzante della versatilità metrica dell’opera di Dante lo ritroviamo nella canzone di Angelo Branduardi ascoltata durante la presentazione, il quale ha musicato il Canto XI del Paradiso per intero. Inoltre, molte band d’oltreoceano, soprattutto del genere metal, hanno tratto ispirazione dall’opera dantesca: i brasiliani Sepultura hanno dedicato un intero album all’opera del Sommo Poeta, ‘Dante XXI’ (2006); i celebri Anthrax, invece, danno spazio a Dante nella loro discografia con le canzoni Howling Furies (Fistful of Metal, 1984) in cui vengono riprese le parole incise sulla porta dell’Inferno, e Medusa (Spreading the Disease, 1985), in cui si cita l’incontro di Dante con Medusa nel Canto VIII.




Perfino i videogiochi si sono ispirati al viaggio dantesco (Dante’s Inferno, 2010), per non parlare del mondo delle pubblicità, del quale De Luca mostra alcuni rapidi esempi.
Il debito nei confronti di Dante è dunque conclamato non solo in campo letterario, ma anche musicale, commerciale, videoludico, oltre che, naturalmente linguistico: basti pensare che il linguista Tullio de Mauro ha dimostrato che il nostro vocabolario fondamentale, cioè l’insieme di quelle parole che usiamo di più nella comunicazione quotidiana, si trova già formato all’80% nella Commedia.


Monica Melis

Team Erasmus+ La Dante di Anversa


SALUTO AI SOCI

Cari soci della Dante di Anversa,

in questi mesi noi tirocinanti Erasmus Plus Monica Melis, Manuela Caianiello e Federica Pinna stiamo collaborando con Emiliano a tante iniziative e progetti. Avremo occasione di chiacchierare e confrontarci negli appuntamenti delle prossime settimane, durante i quali tratterremo diversi temi, sempre nel segno della cultura e della lingua italiana e siamo certe che, seppure in via digitale, il nostro sarà un incontro entusiasmante e interessante. A presto!

Monica Melis, Manuela Caianiello e Federica Pinna


Ciao a tutti i soci della Dante di Anversa, sono Camilla, una delle studentesse del Team Erasmus+, è un piacere conoscervi!
Sono laureata in Lingue e culture per la mediazione linguistica e attualmente sto proseguendo i miei studi, frequentando un corso di laurea magistrale in Lingue per la comunicazione e la cooperazione internazionale. A differenza delle mie colleghe, a causa della pandemia ho deciso di iniziare il tirocinio a distanza, seguendovi dalla mia città natale: Cagliari. Spero di poter concludere la mia esperienza ad Anversa.
Quando mi si è prospettata la possibilità di scegliere un ente, in Europa, presso cui svolgere il tirocinio, La Dante Alighieri di Anversa ha subito attirato la mia attenzione per il suo prestigio internazionale e per il valore che riserva alla promozione della lingua e della cultura italiana. Credo che La Dante di Anversa sia un centro di eccellenza nel panorama europeo, molto attivo e con rinnovate proposte, con una prospettiva e dei valori che condivido e in cui mi riconosco. Tutto ciò è possibile grazie all’impegno e alla dedizione di Emiliano e di tutto il direttivo, ma anche grazie a voi soci, che siete davvero un bel gruppo e contribuite ad arricchire questa grande realtà.
Far parte di questo Comitato, anche se per un breve periodo, rappresenta per me una grande opportunità di crescita e formazione professionale, personale e culturale.
Un caro saluto e a presto.

Camilla Dore

martedì 27 aprile 2021

Presentazione di Miraggi (con l'autrice Elena Basile)


Sabato 17 aprile 2021
Presentazione della raccolta Miraggi a opera di Elena Basile

Sabato 17 aprile 2021 ha avuto luogo su Zoom la presentazione della raccolta di racconti brevi Miraggi, pubblicato da Castelvecchi, a opera di Elena Basile, diplomatica e Ambasciatrice della Repubblica italiana in Belgio fino al primo aprile scorso. L’evento è stato organizzato grazie alla collaborazione tra le sedi della Dante di Anversa, Lovanio e Hasselt con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles diretto da Paolo Sabbatini.

Durante l’incontro, moderato dalla professoressa Carmen Van del Bergh, co-fondatrice e presidente della Dante di Lovanio, Elena Basile si è presentata come scrittrice, mettendo volutamente in secondo piano il suo recente incarico di Ambasciatrice, lasciando che il dibattito si focalizzasse sulla sua opera e sulla sua passione: la scrittura. I partecipanti hanno avuto l’opportunità di porre diverse domande all’autrice, dandole modo non solo di presentare la sua opera ma anche di far conoscere il suo stile personale, il suo rapporto con la scrittura e il suo punto di vista rispetto ai vari argomenti trattati nei racconti. Attraverso queste domande è stato possibile mettere in luce le parti dei racconti che hanno suscitato maggior interesse nei lettori; l’autrice ha avuto modo di chiarire dubbi e curiosità e raccontando ciò che rimane dietro le quinte di Miraggi.

Grazie alla domanda posta dalla moderatrice Carmen Van den Bergh, riguardante la scelta tra il discorso diretto e indiretto per la descrizione dell’immagine nei vari racconti, Elena Basile ha colto l’occasione per esprimere la sua personale opinione riguardo all’analisi del testo e al peso eccessivo che viene dato a questo aspetto durante le presentazioni dei libri. Secondo l’autrice, l’analisi del testo porta a tralasciare il contesto in cui un’opera viene scritta, mentre lei pensa che sia fondamentale conoscere il contesto storico, politico e sociologico in cui un’opera viene ideata e ciò su cui bisognerebbe focalizzarsi per comprendere un’opera è proprio il legame tra questi contesti e l’autore.


Le domande poste da Andrea De Luca, rappresentante dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, danno modo all’autrice di chiarire quale sia il significato attribuito all’incontro, tema ricorrente nei racconti, e se questo tema sia un possibile filo conduttore della raccolta. La Basile afferma che a signoreggiare nella sua raccolta ci sia il senso di estraniamento costante subito dalle persone costrette a vivere in città diverse dalla propria; per queste persone l’incontro con gli estranei diventa un’occasione fondamentale per scoprire parti sconosciute del proprio essere, parti che sono difficili da far emergere nel contesto familiare e amicale. L’incontro è in questo senso scoperta degli altri ma anche di se stessi. L’incontro può essere un filo conduttore dei racconti, ma non è l’unico.

Infatti, grazie alla domanda posta da Camilla Dore, che chiede all’autrice quale sia il filo conduttore di Miraggi, scopriamo che a legare i vari racconti non c’è solo l’incontro, ma anche la malinconia e soprattutto le donne. Queste ultime sono infatti le protagoniste assolute dei racconti, accomunate da una condizione di disagio. Tuttavia, queste donne non sono rassegnate al loro stato d’animo, ma cercano sempre il modo di riscattarsi.




L’autrice rivela che ciò che ha voluto mettere in evidenza nei suoi racconti è la contraddizione tra intelletto ed emozione, i rapporti di forza tra uomini e donne e il contrasto tra la vita e la morte, oggetto della domanda posta da Monica Melis, a proposito di Uno strano sogno magiaro: da cosa scaturisce la scelta di mettere in contraddizione la vita e la morte in un luogo simbolo di dolore e atrocità come il museo dell’Olocausto? L’autrice afferma che proprio nel luogo dove si ritrovano i simboli di un’umanità che ha perso la sua fiducia nel bene, possa essere ritrovata la speranza nella vita.

La domanda di Manuela Caianiello, sul racconto Carcavelos Club, ha dato modo all’autrice di approfondire il discorso sul rapporto di forza tra uomini e donne e sulla difficoltà di comunicazione tra i due sessi. La Basile, attraverso la protagonista, si domanda se sia possibile eliminare il rapporto di forza che sussiste tra uomini e donne. Questo rapporto di forza tra uomo e donna si scontra con la razionalità e l’indipendenza della protagonista, la quale, anche in età avanzata, non riesce a stabilire un equilibrio tra il suo esser donna, razionale e colta e il rapporto d’amore e affetto che ha con il suo compagno, sottolineando così quanto questo rapporto di forza risulti difficile da gestire.



Non sono mancate le domande sullo stile adottato dall’autrice e sui suoi gusti letterali personali. Riguardo allo stile di scrittura adottato nei racconti, in risposta alla domanda posta da Monica Melis sul racconto
Il dottor A. è morto, l’autrice afferma che la scelta stilistica non è mai stata molto ragionata; i racconti sono stati scritti seguendo una sensazione, un impulso, un’intuizione, lasciando in secondo piano le strutture narrative consolidate.

Emiliano Biagio Manzillo, presidente della Dante di Anversa, ha invece chiesto all’autrice quale romanzo letterario italiano consiglierebbe ad un pubblico straniero per far conoscere la nostra cultura italiana. La rosa di nomi scelta dalla Basile spazia da Moravia a Sant’Agostino, da Buzzati alla contemporanea Ferrante. Tuttavia, ha ammesso di essere grande appassionata dei grandi autori russi, come Tolstoj e Dostoevskij.

L’ultima domanda, la più personale di tutte, è stata posta della presidente della Dante di Hasselt, Laura Minuscoli, la quale ha chiesto all’autrice quale fosse il significato che attribuisce al concetto di casa. La Basile afferma di sentirsi cittadina del mondo, di credere in una comunità trasversale corrispondente ad una patria dei valori. Grazie al suo lavoro ha avuto l’opportunità di conoscere diverse culture, diversi modi di vedere il mondo e concepirne i valori; ma nella diversità ha sempre trovato qualcosa che percepiva come familiare, riuscendo a trovare un po' di quello che tendiamo a definire casa con la C maiuscola.

Federica Pinna
Team Erasmus+ 2021 della Dante di Anversa