giovedì 27 marzo 2025

Mijnmuziek: memorie transgenerazionali della miniera in musica. Di Matilde Soliani

Giovedì 27 marzo alle 19, KUL Antwerpen, Auditorium del Campus Opera, Jezusstraat 28/30, 2000 Antwerpen.

In questa presentazione esploreremo la dimensione transmediale del patrimonio culturale legato al passato minerario del Belgio e del Limburgo olandese, dal dopoguerra fino ad oggi. Il discorso culturale sulle ex zone minerarie in Belgio e nella Limburg olandese è una storia di pluralismo, dove poesia, prosa, teatro, cinema, arti figurative e musica sono strettamente interconnessi. La musica si è rivelata una forma di espressione cruciale attraverso le generazioni. I minatori e le loro famiglie, figli e nipoti, fino alle generazioni attuali, hanno utilizzato una grande varietà di generi per affermare la propria identità, talvolta sfruttando la musica come via di fuga e trampolino di lancio verso nuovi percorsi di vita e artistici, tra cinema, cabaret, letteratura e arte grafica. Percorrendo le generazioni della miniera, considereremo la musica come uno strumento di espressione di appartenenza, ma anche come mezzo per tracciare linee di rottura, dedicando particolare attenzione alle scelte linguistiche degli artisti e al ruolo della miniera e del villaggio minerario come fonte di ispirazione visiva e sonora.

Le ricerche presentate durante questo intervento sono state condotte nell’ambito del cantiere di ricerca Minatori di memorie (2016-) dell’Università di Bologna.

Matilde Soliani è dottoranda presso l’Università di Napoli L’Orientale e la KU Leuven. Le sue ricerche in ambito linguistico e di traduzione vertono sull’imagologia urbana, con particolare focus sulle città del Belgio. Traduttrice e interprete dal neerlandese e dal francese, si è formata presso l’Università di Trieste e alla KU Leuven. Nel 2022/2023 è stata assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna, dove ha collaborato al progetto di ricerca Minatori di memorie.

martedì 25 marzo 2025

Relazione sulla proiezione di Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese –Verslag over de vertoning van Perfetti sconosciuti door Paolo Genovese – 22/03/2025, Filmhuis Klappei

Il 22 marzo alle 14:15, presso la Filmhuis Klappei, i soci della Dante di Anversa hanno potuto assistere alla proiezione della commedia Perfetti sconosciuti del regista Paolo Genovese.

La visione è stata preceduta da una breve introduzione che ha messo in luce il grande successo del film e il numero considerevole di remake internazionali realizzati: a otto anni dalla sua uscita, sono stati prodotti 25 adattamenti cinematografici – tra cui Alles op tafel (2021) della regista neerlandese Wil Koopman – e diversi adattamenti teatrali.

La trama ruota attorno a una cena tra vecchi amici: Eva e Rocco, sposati ma in crisi; Cosimo e Bianca, neosposi che vorrebbero avere un figlio; Lele e Carlotta, anche loro appena sposati ma con problemi di coppia; e Peppe, un professore di educazione fisica divorziato. Durante la serata, che coincide con un’eclissi lunare, Eva propone un esperimento sociale: tutti dovranno condividere con gli altri i messaggi e le chiamate ricevute sul proprio cellulare.

Il gioco, accettato da alcuni con leggerezza e da altri con perplessità, porta presto alla scoperta di segreti e tradimenti. Emergono tensioni nelle coppie e tra gli amici: relazioni extraconiugali, ipocrisia, gelosie e bugie taciute per anni. La situazione degenera, mettendo in crisi sia le coppie che le amicizie.

Il film affronta temi profondi come la privacy, la sincerità nei rapporti interpersonali e la fragilità delle relazioni umane. L’idea di una verità assoluta, senza filtri, si scontra con la necessità di preservare gli equilibri personali e sociali.


Op 22 maart om 14:15 konden de leden van La Dante di Anversa in Filmhuis Klappei de vertoning bijwonen van de komedie Perfetti sconosciuti, geregisseerd door Paolo Genovese.

Voorafgaand aan de film was er een korte introductie waarin het grote succes van de film werd belicht, evenals het indrukwekkende aantal internationale remakes. Acht jaar na de oorspronkelijke release zijn er 25 filmadaptaties gemaakt – waaronder Alles op tafel (2021) van de Nederlandse regisseur Wil Koopman – en meerdere theaterbewerkingen.

Het verhaal draait om een etentje tussen oude vrienden: Eva en Rocco, een getrouwd stel in crisis; Cosimo en Bianca, pasgetrouwd die graag een kind willen; Lele en Carlotta, ook net getrouwd maar met relatieproblemen; en Peppe, een gescheiden gymnastiekleraar. Tijdens de avond, die samenvalt met een maansverduistering, stelt Eva een sociaal experiment voor: iedereen moet alle ontvangen berichten en oproepen delen met de groep.

Het spel, door sommigen luchtig opgevat en door anderen met twijfel, leidt al snel tot onthullingen van geheimen en verraad. Spanningen tussen de koppels en vrienden komen aan het licht: buitenechtelijke affaires, hypocrisie, jaloezie en jarenlang verzwegen leugens. De situatie escaleert, waardoor zowel relaties als vriendschappen onder druk komen te staan.

De film behandelt diepgaande thema’s zoals privacy, eerlijkheid in relaties en de kwetsbaarheid van menselijke banden. Het idee van een ongefilterde waarheid botst met de noodzaak om persoonlijke en sociale evenwichten te bewaren.



giovedì 13 marzo 2025

Recensione de "I miei stupidi intenti" del socio Bruno Solignac

I MIEI STUPIDI INTENTI - Bernardo Zannoni

 “L’homme n’est ni ange ni bête mais le malheur veut que qui veut faire l’ange fait la bête. » Blaise Pascal, Pensées, 1678

(“L’uomo non è né un angelo né una bestia ma la sfortuna fa sì che colui vorrebbe essere un angelo diventi una bestia.”)


Nel suo romanzo, che prende la forma di una favola, Zannoni sostituisce gli animali agli uomini. I più notevoli di questi animali sono il protagonista, Archy, una faina, e il suo mentore, la volpe Solomon, l’usuraio. La narrazione ci racconta tutte le vicende di Archy dalla culla alla sua morte violenta.

Solomon evolve da maestro-proprietario di Archy, a suo mentore sia riguardo alle faccende pratiche che alla sua evoluzione intellettuale. Se al livello pratico  Solomon, l’usuraio, si rivela un opportunista spietato che approfitta della debolezza intellettuale dei suoi clienti, egli diventa un personaggio più complesso come mentore.

In effetti, da un canto, Solomon insegna a Archy a leggere e a scrivere e questo gli servirà a gestire le finanze del padrone, ma dall’altro, Archy potrà leggere il libro di Dio e più tardi riscrivere la vita di Solomon e perfino scrivere anche la sua. Non è un’impresa puramente altruista quella di educare Archy. Infatti Solomon sente un bisogno di comunicare le sue idee, un bisogno di farsi un compagno intellettuale che condivide queste idee.

Leggendo il libro di Dio, Solomon si è fatto l’idea che sia un uomo, un figlio di Dio, e che per ciò sarà salvato, che dopo la sua morte vivrà accanto a Dio. Visto che Dio no ha né inizio né fine e che l’uomo essendo il suo figlio partecipa (a metà) alla natura divina – l’uomo nasce ma continua a vivere dopo la morte - nella vita degli uomini c’è un prima e un dopo. C’è dunque una dimensione temporale.

« Verba volant scripta manent. »

Lo scritto non apporta soltanto questa conoscenza al lettore, scrivere costituisce però anche un mezzo per sopravvivere sulla terra rimanendo presente nella memoria dei lettori. Mentre a Solomon importa che quest’immagine che lascerà alla posteriorità sia positiva, ad Archy importa soltanto che Klaus, l’istrice che l’ha salvato, possa ricordarsi della loro amicizia, che possa avventurarsi anche lui sulla pista pericolosa di una conoscenza che potrebbe diventargli fatale, oltrepassando la sua condizione animale. Tra l’altro, è grazie alla scrittura, che Solomon e Archy hanno il sentimento di avere oltrepassato le limiti dell’esistenza animale.
La consapevolezza del tempo e, forse, come conseguenza, ancora più l’aspirazione a oltrepassare la morte conferisce a Archy, a Solomon, agli uomini una superiorità per rapporto agli animali.

“Ignorance is a bliss.”  (“L’ignoranza è una benedizione.”)

In effetti, gli animali, inconsapevoli della dimensione temporale della vita, vivono esclusivamente nel presente, e seguono inconsapevolmente gli impulsi degli istinti. Ad esempio, l’amore per loro non ha niente di romantico né di duraturo. Louise dirà “Ti amo, Archy. C’è la stagione degli amori.” Anche Archy segue a volte i suoi istinti irritando così il suo mentore che lo rimprovera e opporrà l’amore di Dio all’amore animale. Anche l’istinto materno o paterno, il legame di fratellanza hanno i loro limiti: Annette baratta suo figlio Archy per una gallina e mezza e ad un certo punto, affamati, Archy e Leroy stanno per mangiare Otis, il loro fratello debole, e pure essendo padre, Archy, affamato, sta per mangiare il proprio figlio salvato però da Anja, la sua compagna. Da madre, istintivamente, Anja protegge i figli sentendosi in grado di crescerli da sola. L’istinto di sopravvivere supera tutto. Gli animali rimangono attaccati alla vita fino all’agonia.

Precisamente nell’agonia Archy e Solomon sentono che le aspirazioni e gli sforzi a passare nell’aldilà dopo la morte sono degli stupidi intenti. Archy ne è consapevole. Crede che gli animali vivendo costretti nel presente, seguendo i loro istinti vivano un’esistenza che coincide con la loro essenza e che così, siano perfetti.

Nella versione riscritta della sua vita però Solomon considera l’aspirazione al potere o alla ricchezza ed anche la relazione amorosa come dei stupidi intenti. Archy invece adottava un atteggiamento più distaccato che disprezzativo riguardo al potere e alla ricchezza e, infine, pure alle relazioni amorose sia con Louise che con Anja.

Essendo uomini, dovremmo anche noi limitarci ad un’esistenza meno ambiziosa di quella che ci caratterizza? Sarebbe questa la morale del romanzo?

Umanista, preferisco continuare in tutta modestia ad aspirare a trascendere ciò che crediamo essere i nostri limiti, allargando così l’orizzonte della nostra vita. Finirò con una citazione di Guglielmo I d’Orange anche noto come Guglielmo il Taciturno : “Nul n’est besoin d’espérer pour entreprendre ni de réussir pour persévérer. » (“Non c’è bisogno di sperare per intraprendere né di riuscire per perseverare.”)

Bruno Solignac