giovedì 15 gennaio 2026

Conferenza del 22 gennaio

Le figure stregonesche nel folklore centro-meridionale, di Mariacarmen Orlando.

Giovedì 22 gennaio alle 19, presso Stadscampus Universiteit Antwerpen (Rodestraat 14, 2000 Anversa), aula SC 001. Gratuito per i soci, €5 per i non soci.


Mariacarmen Orlando, nostra ex-tirocinante Erasmus+ nel 2024 torna a visitarci per parlare delle diverse figure sciamanico-stregonesche del folklore centro-meridionale. La scelta di parlare di quest’argomento nasce anche dalle scelte fatte per il Circolo dei lettori, poiché in questa tematica possono rientrare sia La ianara di Licia Giacquinto sia Fumana di Paolo Malaguti (nella lista dei libri da leggere per l’anno 2026-2027. Geograficamente siamo più a nord ma la tipologia di figure sciamanico-stregonesche è piuttosto simile). Ma si va al di là del folklore, perché analizzare queste figure popolari significa capire un aspetto culturale (anche) italiano da sempre volutamente ignorato dalla cultura ufficiale influenzata dalla religione ufficiale che, in queste manifestazioni di credenza popolare, ha sempre visto una fortissima minaccia.

Mariacarmen Orlando è laureanda in Lingua e Cultura italiana per Stranieri presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Al momento si trova in Belgio (Gent) per svolgere un programma di volontariato europeo presso un’associazione che si occupa di sostenibilità e giustizia sociale.

Drawing Dante: Dante nelle arti e nella poesia italiana contemporanea

Il 1° dicembre 2025, nella sala conferenze della galleria Zijvluegel, all’interno del municipio (Districthuis) di Deurne, in Maurice Dequeeckerplein 1, 2100 Antwerpen, si è tenuta una doppia lezione di italiano. Nella prima parte il nostro presidente Emiliano Manzillo ci ha parlato della Commedia di Dante attraverso varie opere d’arte, dal Trecento ai nostri giorni. Nella seconda parte invece, è stato il momento della nostra tirocinante Elena Michelini di farci conoscere meglio due poetesse italiane contemporanee, Antonella Anedda e Amelia Rosselli, in rapporto a Dante Alighieri.

Prima di approfondire le opere d’arte che citano la Commedia, con Emiliano abbiamo affrontato il tema della vita dopo la morte come topos letterario. L’essere umano da secoli si interroga su cosa accada dopo il fatidico momento e Dante ha preso parte nella lunga tradizione di filosofi e letterati che nelle proprie opere immaginano un possibile aldilà. Ma a chi e cosa si è ispirato il poeta? Oltre alle fonti scritte, Dante probabilmente si è ispirato anche ad antiche visioni dell’aldilà, come Tànato, la personificazione della morte secondo la mitologia greca, o il viaggio notturno di Maometto nei sette cieli della creazione (Lailat al Miraj).

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Door AI gegenereerde inhoud is mogelijk onjuist. Sono tantissime le opere d’arte che nei secoli hanno ritratto temi affrontati nella Commedia e che vi si sono ispirate. Tra le varie citate, per esempio, ci sono le illustrazioni del manoscritto Yates Thompson, 1444-1450, di Giovanni di Paolo, che hanno suscitato la curiosità anche degli utenti di Wildgroei, che le hanno prese in considerazione nella creazione delle loro opere destinate alla mostra Drawing Dante.

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Tra i grandi nomi della storia dell’arte che abbiamo citato durante la conferenza c’è Botticelli, con la sua opera “La Divina Commedia Illustrata”, ma anche Bosch con “Ascesa all’Empireo”, o ancora Giotto e i suoi omaggi a Dante, Rodin con la sua “Porta dell’Inferno” e molti altri ancora che potete trovare al seguente link: Dante e le arti

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Ma la fortuna di Dante non si è mai fermata, è arrivata ai giorni nostri e ne è la prova la mostra Drawing Dante che racchiude numerose illustrazioni di vari canti della Commedia, realizzate da artisti contemporanei italiani. Ma non solo, Dante è arrivato anche nel cinema muto nel 1911 e alle orecchie degli italiani grazie a Venditti; e soprattutto, non ha mai perso importanza nel suo campo, quello della poesia; infatti, grandi poetesse italiane come Anedda e Rosselli vi si sono ispirate in alcune loro opere, come ci ha raccontato Elena.

Per approfondire, Elena ci ha innanzitutto parlato di alcuni concetti importanti nelle opere di Dante, quali l’impossibilità di dire, e, a seguire, la quadratura del cerchio, un problema classico della matematica greca, che ha come scopo quello di costruire un quadrato che abbia la stessa area di un dato cerchio, usando riga e compasso. Questo ultimo tema, ma la geometria in generale, tornano negli scritti di Antonella Anedda, in particolare in “Geometrie”, un esempio perfetto della sua poetica pensata e misurata.

Parlando poi di Amelia Rosselli, è lei stessa a definirsi “profondamente dantesca”. In lei, nella sua “Variazione 14” come in altre sue poesie, troviamo una citazione diretta al problema della quadratura del cerchio.

Con questo sguardo approfondito su opere di vario genere, che spaziano dal dipinto al cinema, dal cantautorato alla poesia contemporanea, possiamo dire con sicurezza che Dante ha toccato le anime di tanti artisti dopo di lui perché i suoi temi fortemente umani ci permettono sempre di trovarci un significato.



Alice Avanzi, tirocinante presso La Dante di Anversa 2025-2026

 


venerdì 2 gennaio 2026

La rabbia (1963), di Giulia Campolo

Perché la nostra vita è dominata dalla scontentezza, dall’angoscia, dalla paura della guerra, dalla guerra? 

Così l‘incipit di un’opera divisiva, nata dalla regia di due menti diametralmente e politicamente opposte: da un lato l’eterno Pier Paolo Pasolini, intellettuale, scrittore, sceneggiatore di sinistra a cui si affiancano le idee stridenti di un personaggio quale Giovannino Guareschi, anch’egli scrittore che, però, si colloca più vicino alle posizioni della destra politica nella seconda metà del novecento italiano. Al cercare di rispondere alla fatidica domanda, nel 1963 viene data vita a La Rabbia, un’opera che in solo un’ora e mezza cerca di sovvertire e sfidare i codici della cinematografia italiana e internazionale, inaugurando un genere interamente nuovo.

Considerare l'opera come un reportage storico è riduttivo, se non fuorviante. Nel film non vediamo una singola ripresa effettuata dalle voci narranti: tutti i filmati sono presi da un cinegiornale intitolato Mondo Libero, e poi montati grazie all’incredibile talento di Pasolini e Nino Baragli nella prima parte, e Mario Serandrei e Giacinto Solito nella seconda. Il tutto viene montato in un unico filmato accompagnato dalla voce di intellettuali come Pasolini, Guttuso e Bassani e, successivamente, dalle voci di Guareschi, Gigi Artuso e Carlo Romano.

La vera rivoluzione viene fatta quando Pasolini interviene con la forza della penna, per smontare i classici stereotipi diffusi dai cinegiornali e dare una sua interpretazione personale alla domanda iniziale. Così facendo, parla di rivoluzione, di guerre, di lotta di classe e di mercificazione dei corpi. E seppur il tutto sia sostenuto da riprese reali, considerabili come prodigiosi cimeli storici, categorizzare il film come documentario storico significherebbe relegarlo in una cornice che annienterebbe ogni sua sfumatura. 


Ciò che rende la parte di Pasolini così ben riuscita non è una semplice narrazione di eventi, né tantomeno la dicotomia tra il “noi” e il “loro”, ma è il cercare di fare breccia tra questa divisione, e l’impossibilità di aprire la porta della classe della bellezza e della ricchezza, l’impossibilità di adattarsi come esseri uguali e comuni poiché divisi da colori e da classi, è ciò che causa scontentezza, angoscia, paura della guerra e la guerra. Va oltre i confini della storia e del tempo, è una composizione che confluisce in noi, oggi. Anche se non vogliamo ricordare la guerra è un terrore che non vuole finire. Nell’animo, nel mondo. 

La parte di Guareschi non rispetta questo schema e cozza con il significato che Pasolini le ha dato. Non – solo – per gli ideali di destra, per il razzismo, per la polemicità, ma per aver portato tutto su un piano stereotipato e privo di gradazione. Il découpage, la narrazione atemporale e la profondità della prima parte pasoliniana vengono annientati da una piattezza assolutizzante, e il tutto viene posizionato in un riquadro che non può esistere al di fuori del periodo in cui è stato creato. Niente più nuance, ma solo il bianco e il negro, e la lotta di classe si converte in masse agitate scagliate da un nemico comune: il marxismo.

Eppure, la contrapposizione tra le due parti crea un prodotto unico nel suo genere da guardare con consapevolezza. Bisogna essere consapevoli, consapevoli di poter e dover andare oltre le barriere del tempo. Consapevoli che la rabbia non è statica, ma è una fiamma che divampa facilmente ma che è difficile da estinguere. Consapevoli di potersi riconoscere nella formulazione di certi stereotipi, e consapevoli di poterli abbattere. Consapevoli che non si tratta solo di un film del ‘63, ma che è un’opera dall’attualità disarmante e consapevoli che nello specchio del passato ci sono sempre dei riflessi del presente e del futuro.

Giulia Campolo, tirocinante presso La Dante di Anversa


 

Il manifesto degli intellettuali fascisti: una conferenza per La Dante di Anversa del prof. dr. Rosario Gennaro (Universiteit Antwerpen) - Voordracht voor de leden van la Dante di Anversa over het Manifest van de Fascistische Intellectuelen van prof. dr. Rosario Gennaro (Universiteit Antwerpen)

Sapevate che in Italia nel 1925 si festeggiavano due natali? Uno era il Natale cristiano, quello che tutti conosciamo e che ancora festeggiamo ogni anno il 25 dicembre; l’altro, che non festeggiamo più (e per fortuna!) cadeva il 21 di aprile. Questa data vi dice qualcosa? Provate a far riaffiorare alla vostra mente i rimasugli di lezioni di storia romana al liceo e delle ore di latino rimasti sepolti nei meandri della vostra memoria. Se state pensando alla leggenda di Romolo e Remo e alla nascita di Roma vi state avvicinando alla risposta, infatti il secondo Natale che veniva segnato in rosso sui calendari del Bel Paese un secolo fa corrispondeva al “Natale di Roma”, che cadeva appunto il giorno della fondazione dell’Urbe. 

 


È con questa chicca che il professor Rosario Gennaro, un nostro caro amico e socio attivo della Dante di Anversa, ci ha accolti la sera di giovedì 4 dicembre all’Università di Anversa per dare inizio alla sua conferenza riguardo uno dei simboli più eclatanti della dittatura fascista in Italia e di cui è fondamentale parlare ancora oggi: si tratta del Manifesto degli Intellettuali Fascisti, che venne firmato proprio il 21 aprile 1925 e che mise nero su bianco lo stretto legame tra la scena politica e quella culturale dell’epoca. Sia per quanto riguarda l’anno che il periodo dell’anno in sé, bisogna dire che il prof non ha lasciato nulla al caso, anche se, a dirla tutta, ci stiamo apprestando a festeggiare l’unico Natale che ci è rimasto. Col senno di poi, possiamo dire che basta e avanza.

Il prof Gennaro, docente di lingua e cultura italiana all’Università di Anversa, forte di una conoscenza già solida maturata nell’ambito della ricerca universitaria, ci ha offerto una vasta panoramica sull’argomento, inserendo dapprima la vicenda centrale all’interno del suo contesto storico e addentrandosi poi nei dettagli. Ci ha parlato di come nacque la figura dell’intellettuale in Europa e del suo ruolo all’interno del sistema culturale fascista in quanto esperto delle idee, agitatore delle masse e seduttore delle nazioni straniere. Il professore ha arricchito il suo intervento supportandolo con immagini e altre fonti visive, tra cui una traduzione francese del manifesto rinvenuta da Gennaro stesso alla biblioteca universitaria di Bruxelles, in cui figurava la lista completa dei firmatari. Che dire, un vero gioiellino! 

L’intervento del professore non solo è stato un’occasione per arricchire il nostro bagaglio di conoscenze, ma anche una finestra di riflessione sia sul passato che sul presente del nostro Paese. Ieri come oggi gli intellettuali, le idee e la cultura fanno politica e vengono strumentalizzati dalla classe dirigente per patinare di prestigio o, addirittura, per giustificare decisioni importanti, affermazioni azzardate o gesti che a prima vista possono sembrare discutibili: “un riflesso condizionato di un’antica abitudine dura a morire”, per usare le parole del prof.
Non ci resta che ringraziare ancora una volta Rosario Gennaro per il suo tempo e il contributo prezioso che offre sempre alla nostra società culturale, che anche grazie al suo supporto sta sempre più ampliando il suo bacino di utenza attirando nuovi soci e amici.


Wist je dat er in 1925 in Italië twee kerstdagen werden gevierd? De eerste was de klassieke Kerstdag die iedereen kent: de christelijke Kerstmis op 25 december. De tweede datum, die wij – gelukkig! – niet meer vieren, was 21 april. Klinkt deze datum bekend? Probeer eens terug te denken aan oude schoollessen over de Romeinse geschiedenis, of aan wat je tijdens de Latijnlessen hebt geleerd en dat nu diep in je geheugen verborgen zit. Als je aan Romulus en Remus denkt, ben je al bijna bij het antwoord: deze tweede Kerstmis, een nationale feestdag in Italië een eeuw geleden, werd de “Kerstmis van Rome” genoemd en viel samen met de dag van de stichting van de stad.

Met dit verhaal verwelkomde professor Rosario Gennaro, onze dierbare vriend en actief lid van de Dante di Anversa, ons op de avond van 4 december. Daarmee opende hij zijn lezing over een van de meest opmerkelijke symbolen van de fascistische dictatuur in Italië die tot op vandaag relevant blijft: het Manifest van de Fascistische Intellectuelen. Op 21 april 1925 werd het Manifest ondertekend, en het legde de nauwe band tussen politiek en cultuur in die periode vast. Zowel het jaar als het moment in het jaar waren dus geen toevallige keuzes voor de datum van de lezing, ook al vieren we tegenwoordig eerlijk gezegd alleen nog het kerstfeest dat is overgebleven. Achteraf bekeken was dat meer dan voldoende.

Professor Gennaro is docent Italiaanse Taal en Cultuur aan de Universiteit Antwerpen. Dankzij zijn grondige kennis van het onderzoeksveld gaf hij ons een breed overzicht van het thema, door eerst de historische context te analyseren en vervolgens dieper in te gaan op de details. Hij sprak over het ontstaan van de figuur van de intellectueel in Europa en over de rol die deze speelde binnen het fascistische culturele systeem: als expert van ideeën, propagandist en verleidelijke boodschapper naar het buitenland toe. De lezing werd verrijkt met beelden en andere visuele bronnen, zoals een Franse vertaling van het Manifest met illustraties die Gennaro zelf in de universiteitsbibliotheek in Brussel heeft gevonden. Een echt juweeltje!

De lezing was niet alleen een gelegenheid om onze culturele achtergrond te verbreden, maar ook een moment van reflectie over het verleden en het heden van Italië. Intellectuelen, ideeën en cultuur werden – en worden nog steeds – door de machthebbers gebruikt als instrument, om uiteenlopende redenen: als prestigeobject of om belangrijke beslissingen, gewaagde uitspraken of gebaren te rechtvaardigen die op het eerste gezicht ongepast kunnen lijken. “Een geconditioneerde reflex van een oude gewoonte die moeilijk uit te roeien is,” om de docent te citeren.
We willen Rosario Gennaro nogmaals bedanken voor zijn tijd en zijn waardevolle bijdrage aan onze culturele vereniging, die ook dankzij zijn inzet haar achterban blijft uitbreiden en steeds nieuwe leden en vrienden aantrekt.

La Ianara di Licia Giaquinto