I giorni di Vetro, è stato accolto con grande favore
dalla critica, dal pubblico ma soprattutto dai nostri ospiti che hanno
partecipato all’incontro di sabato 10 ottobre al circolo dei lettori.
Famoso
per aver ottenuto grandi riconoscimenti come il celebre Premio Manzoni per il
romanzo storico 2024 e, nel 2025, il Premio dell'Unione Europea per la
Letteratura, il Premio letterario Mario La Cava e il Premio The Bridge per la
narrativa. Dopo aver venduto oltre 50 mila copie, la sua esclusione dai dodici
finalisti del Premio Strega ha fatto discutere non solo il grande pubblico ma
anche le persone presenti al nostro incontro in Klappei.
Il dibattito tra gli
ospiti del circolo dei lettori si è aperto riflettendo se espressioni usate
dall'autrice come "essendo una donna", possano essere intese come una
scarsa intelligenza da parte delle donne. Ci sono stati diversi scambi di
opinione per capire fino a che punto il romanzo possa essere considerato
antifemminista.
Secondo gli ospiti, in realtà, il libro è molto vicino ai
temi femministi poiché, ad eccezione di Aurelio, descritto come un uomo buono,
tutti gli altri personaggi maschili sono negativi, mentre le donne sono dipinte
come costrette a sopportare. Le uniche che si salvano sono quelle che non hanno
uomini e sono indipendenti, e questo, per loro, è un messaggio molto forte. Nel
cercare una risposta, gli ospiti hanno considerato anche come la Romagna, dove
è ambientato il romanzo, fosse all'epoca caratterizzata da un forte
matriarcato, e come il linguaggio, pur descrivendo la donna in uno stato di
sottomissione, riesca comunque a farla apparire forte. A sostegno di questa
idea, che sembrava condivisa dai lettori, è stato citato il ruolo essenziale
delle donne partigiane, che alla fine della guerra sono entrate in Parlamento
per continuare a combattere per ciò in cui credevano. La maggior parte degli
ospiti ha raccontato di aver ripensato spesso, durante la lettura, al
film C'è ancora domani, perché il rapporto tra uomo e donna e
l'ambiente culturale descritti nel libro sono molto simili.
Oltre a queste riflessioni, i lettori hanno apprezzato il
fatto che il romanzo non scada mai nel cattivo gusto e che sia costruito in modo
intelligente e preciso in tutte le sue parti.
Molto interessante è stata la proposta di alcuni soci, secondo cui l'uso dei tempi verbali simboleggerebbe il fatto che Redenta
rappresenta il passato, perché è morta, mentre Iris rappresenta il presente,
perché alla fine del libro è viva. I lettori sono rimasti affascinati da come
Redenta venga presentata come il personaggio storico di un racconto quasi
fiabesco e antico, mentre Iris appare come un personaggio moderno, che potrebbe
quasi essere scambiata per una ragazza di oggi. Al contrario, Redenta, secondo
loro, potrebbe esistere solo in quel contesto storico.
Secondo gli ospiti, il valore del libro cresce ulteriormente
grazie all'uso di due voci narranti, che si completano a vicenda. L'interesse
aumenta anche per la difficoltà di capire se la contrapposizione tra vittime e
carnefici sia davvero così netta. A questo proposito, Vetro, presentato sia
come aggressore sia come vittima, sarebbe forse un tentativo dell'autrice di
rendere umano chi è tradizionalmente considerato un carnefice.
Inoltre, ci si è chiesti se la scrittura richiami il
realismo magico sudamericano, forse come modo per raccontare qualcosa che nella
cultura contadina rende possibile parlare con i morti.
In generale, l'uso
di frasi in dialetto è stato accolto molto positivamente da tutti i lettori
presenti. Il fatto che Nicoletta Verna sia originaria di Forlì, vicino al luogo
della strage raccontata nel libro, le ha permesso, pur non avendola vissuta, di
rappresentarla in modo così completo e nitido da trasmettere ai lettori il
sentimento che ancora rimane nella memoria locale.
Successivamente, si è discusso di come la violenza
rappresentata nel libro possa riflettere quella avvenuta in Africa, vista
allora come una terra di opportunità da sfruttare. Inoltre, si è sottolineato
il sentimento di vendetta poiché in Etiopia l'esercito italiano era stato uno
dei primi eserciti europei a essere sconfitto da un popolo africano, e questo
sfociò nel 1935-36 nella conquista dell'Etiopia da parte del fascismo.
Graziani, nominato viceré d'Etiopia, mise in atto una serie di rappresaglie
contro la popolazione come vendetta per l'attentato subito, lasciando mano
libera a squadristi e militari e distruggendo interi quartieri.

Nonostante ciò, ad Affile, nel
Lazio, gli è stato dedicato un mausoleo. L'Etiopia fu anche uno dei primi luoghi
in cui l'Italia applicò leggi razziali, ancora prima di quelle antisemite.
Un momento di riflessione, anche se emotivamente duro, è
stato l'approfondimento sul madamato. Attraverso le storie familiari di alcuni
partecipanti si è cercato di capire, come tentava di fare l'autrice, le persone
comuni che si sono trovate a vivere in un'epoca così cruda e violenta.Il dibattito si è concluso con una nota più leggera e con
una domanda rimasta aperta che riprende il doppio senso della parola VETRO,
scritta in stampatello nel titolo I giorni di Vetro. Si riferisce
all'occhio di vetro o nasconde altri significati? E l'uso dell'espressione
"occhio trasparente" all'interno della storia potrebbe essere
anch'esso un gioco di parole con cui l'autrice invita i lettori a riflettere?
Siamo molto grati a tutti i lettori che hanno voluto
trascorrere questo sabato mattina in nostra compagnia e per le tante idee
interessanti che hanno condiviso con noi. Non vediamo l'ora di rivedervi al
prossimo incontro!
Chiara Grillo
tirocinante Erasmus
presso
La Dante di Anversa