martedì 14 giugno 2022

Club di lettura: Borgo Sud (D. Di Pietrantonio)

Si è svolto sabato 21 maggio presso ’t Werkhuys un nuovo incontro del Club di lettura per parlare del romanzo Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio. Si ringraziano i soci intervenuti e i moderatori della discussione, Emiliano Manzillo, Viviana Corazza e Cristina Albani che hanno condotto brillantemente l’incontro stuzzicando le idee dei lettori.

 

Accade a volte, camminando per le vie di una città italiana, di imbattersi in un quartiere che sembra costituire un mondo a sé: pur trovandosi a un passo dal centro e dai negozi, pare esserne profondamente lontano. È un quartiere in cui le strade sono più strette e nell’aria si mescolano l’odore del mare e il profumo che sale dalle pentole sui fornelli: là gli abitanti sono comunità e la vita scorre più «vera, scandalosa e pulsante».

Accade, tra sorelle, di provare invidia e gelosia, di custodire segreti e dolori inconfessabili, di seguire strade che portano ad allontanarsi.

Nonostante i silenzi e la lontananza, capita di rimanere unite da un legame viscerale, costruito durante i giochi d’infanzia e consolidato dalle esperienze di vita, che si mantiene nel tempo e permette, anche dopo anni, di conservare una speciale intimità nei gesti e una conoscenza profonda l’una dell’altra.

Accade, quando si è giovani, di riversare le proprie aspettative e speranze in un progetto, una storia d’amore o una carriera. Capita di vederci la possibilità di un riscatto, la risposta a una domanda, la soluzione a una mancanza, salvo poi rimanere delusi quando le persone si rivelano diverse da come le si erano immaginate.

Accade tutto questo in Borgo Sud, il romanzo di Donatella Di Pietrantonio finalista al Premio Strega 2021. Il libro scelto per questo incontro del Club di lettura è stato un’occasione per confrontarsi di nuovo con un’autrice già amata dai soci e con i personaggi conosciuti ne L’Arminuta. Dopo il successo del primo libro, le due protagoniste tornano stavolta cresciute, non più bambine, ma donne. Ora che sono più grandi e mature, la diversità dei loro caratteri emerge ancor di più. La vita le ha portate a fare scelte differenti, ad allontanarsi, a tratti a perdersi.

Durante un viaggio in treno da Grenoble a Pescara, la protagonista, di cui ancora non ci viene rivelato il nome, ripercorre gli eventi delle loro vite e li ricompone secondo l’ordine caotico e talvolta menzognero dei ricordi: passato prossimo e remoto si mescolano al presente per raccontare i momenti salienti di quella che la protagonista stessa definisce «una storia di disgrazie e di miracoli».

Al centro della narrazione c’è il rapporto tra le due sorelle, personaggi antitetici, ma indispensabili l’uno all’altro. «Abbandonate a noi stesse, sole al mondo, sorelle», unite da una comune mancanza: l’amore materno che non hanno ricevuto, «un’eredità di parole non dette, gesti omessi, cure negate» che cercano di compensare.

I soci hanno trovato le vicende narrate in Borgo Sud difficili da seguire: molti sono i salti temporali da un ricordo all’altro, accompagnati però anche da uno stile ricco di descrizioni connotative. Come ne L’Arminuta, i protagonisti della storia sono i rapporti complicati: quello tra sorelle, quello tra madre e figlia; matrimoni, relazioni che cambiano a seconda del contesto situazionale e sociale in cui si formano.

Attraverso gli interventi dei mediatori dell’incontro, i lettori sono stati chiamati a riflettere sulla vicendevolezza del rapporto tra scelte personali, sentimentali, professionali ed evoluzione dei personaggi: molto spesso sono i traumi, i ricordi e l’abbandono provati dalla protagonista a guidarne le azioni. La maledizione che incombe sulle sorelle le intrappola in un determinismo che sono costrette a vivere all’interno di più dimensioni e microcosmi: se da una parte sarà impossibile per entrambe vivere matrimoni felici, dall’altra l’istruzione non permetterà all’Arminuta di scappare troppo lontano dalla realtà provinciale, che resta immutata e che di certo non verrà cambiata dalla sua educazione.

 

Viviana Corazza e Susanna Pompili

 

martedì 7 giugno 2022

La Cultura di Dante


Finalmente è stato riprogrammato l'incontro online per la presentazione del libro "La cultura di Dante" a cura di Giovanni Vedovotto e Fabio Zanin, edito da B#S Editori.

Vi aspettiamo il 13 giugno ore 15:00 su Zoom

Per partecipare:
-Meeting ID: 957 7051 9028
-Passcode: kYa01j

Link: https://zoom.us/j/95770519028?pwd=cURXSWJDUnBBVDFDTzFRVkZGWjFWdz09

 

mercoledì 25 maggio 2022

Lascia stare i santi, di G. Pannone

Il documentario Lascia stare i santi, diretto e prodotto da Gianfranco Pannone, propone un viaggio nell’Italia meno conosciuta, quella della devozione religiosa popolare.



Gianfranco Pannone è un regista cinematografico, televisivo e teatrale, ha prodotto film, documentari, corti e mediometraggi; uno tra i più acclamati è stato “Latina/Littoria” 2001, con il quale ha avuto il riconoscimento di miglior opera di non-fiction al Torino Film Festival e al Festival del Cinema del Mediterraneo.  Lascia stare i santi è un documentario composto da spezzoni d’archivio dell’Istituto Luce riguardanti manifestazioni, processioni, feste dedicate ai santi, alla Passione di Cristo e alla Madonna. Il viaggio percorre tutta la penisola italiana, da nord a sud, e seleziona e fornisce uno scorcio delle devozioni folcloristiche più particolari e rappresentative delle regioni. Gli eventi mostrati variano dai più sobri ai più particolari se non, talvolta, disturbanti e macabri, accompagnati da canti, suoni e musiche selezionate da Ambrogio Sparagna.


Un esempio dei riti mostrati nel documentario può essere “La Processione della Madonna Addolorata” a Taranto, dove vengono svolti vari riti durante la Settimana Santa e tutti hanno luogo a partire dalla Domenica delle Palme. Questi riti risalgono all’epoca della dominazione spagnola nell’Italia meridionale.

I Perdoni è uno dei riti svolti durante la settimana e vi prendono parte coppie di Confratelli, che nel pomeriggio del Giovedì Santo escono ad intervalli dalla Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo, per andare verso le chiese del Borgo Antico e Nuovo. I Perdoni compiono un pellegrinaggio che sta a simboleggiare i pellegrini che si recavano a Roma per chiedere il perdono dei loro peccati. I Perdoni sono scalzi e vestiti con l’abito tradizionale, un camice bianco, decorato con un rosario nero in vita, con appesi sopra crocifissi, medaglie sacre e cinghie di cuoio. La particolarità delle vesti è data da un cappuccio a punta, sempre bianco, con due fori all’altezza degli occhi. Il pellegrinaggio è accompagnato da un dondolio che rende il procedere dei Confratelli penitenti, lento.

 


Un altro esempio di festa dedicata ai santi all'interno del documentario è “la Festa dei serpari” di Cocullo, in Abruzzo. Viene festeggiata il 1° maggio di ogni anno ed è dedicata a San Domenico Abate, Santo protettore dal mal di denti, dai morsi di rettili e dalla rabbia. La prima fase della festa avviene mesi prima e consiste nella ricerca e cattura dei serpenti (tutti non velenosi) da parte di persone esperte chiamate “serpari”.

Il 1° maggio, a mezzogiorno, inizia la processione, la statua del Santo viene avvolta dai serpenti. A seconda di come le serpi avvolgeranno la statua, si trarranno buoni o cattivi auspici per il futuro. Alla fine della festa i serpenti vengono sempre liberati nel loro habitat.


Questi esempi, sono solo un estratto del documentario, sono espressioni di un bisogno di sacro, che sembra molto lontano da noi, ma che così lontano non è. Essi offrono uno sguardo sugli usi e costumi dell’Italia che meno conosciamo, che però appartiene così tanto alla nostra storia nazionale.

 

Matilde Cavallini