domenica 3 marzo 2019

Lo sperimentalismo poetico di Amelia Rosselli: la dott.ssa Adriana Cappelluzzo ospite della Dante di Anversa


Amelia Rosselli, poetessa italiana del secondo Novecento (1930 – 1996), risulta essere una figura poco nota e studiata nel panorama letterario italiano, ma la cui originalità merita di essere scoperta. La dottoressa Adriana Cappelluzzo, attualmente dottoranda presso l’Università Federico II di Napoli e partecipante entusiasta delle nostre attività ormai dall’autunno, ne ha presentato la peculiare personalità ai soci della Dante di Anversa lo scorso 17 gennaio, con un intervento tenuto presso l’Università di Anversa. Sebbene le sue attuali ricerche si concentrino sulle figure di Zanzotto e Pasolini, la dottoressa ha avuto modo di approfondire la conoscenza della vita e dell’opera della Rosselli nel corso dei suoi precedenti studi, e ha illustrato sia gli aspetti biografici che più hanno contribuito alla formazione della personalità della poetessa, sia le caratteristiche più singolari della sua opera.

Le vicende della famiglia Rosselli, infatti, sono state pesantemente influenzate dalla vita politica italiana del tempo – il padre, Carlo Rosselli, esule antifascista, venne ucciso in Francia dagli squadristi nel 1937 – e per questa ragione Amelia, nata a Parigi, è cresciuta non solo in Francia e Italia, ma anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, a Londra, dove ha intrapreso studi di composizione musicale. La sua formazione, quindi, è stata quanto mai varia, passando dalle materie letterarie e filosofiche agli studi musicologici, e facendo di lei una intellettuale a tutto tondo. Inoltre, ha imparato e praticato fin dalla prima giovinezza ben tre lingue, italiano, inglese e francese, caratteristica che emerge in maniera molto evidente nelle sue opere. Quale esempio di questo aspetto, abbiamo avuto modo di discutere di diversi luoghi del poemetto La Libellula, composto nel 1958 e pubblicato per la prima volta nel 1969 in apertura della raccolta Variazioni belliche: pur avendo scelto l’italiano quale lingua poetica, la contaminazione con le strutture linguistiche degli altri idiomi noti all’autrice è evidente, nonostante la studiata stesura delle poesie. Altra caratteristica costante nell’opera della Rosselli è l’attenzione all’aspetto metrico e musicale dei componimenti, che, insieme alla scelta delle parole, è il principale portatore di significato ed insieme un potente strumento di innovazione e libertà dalla tradizione, pur essendo frutto di ricerca nella tradizione stessa. Sempre in riferimento a La Libellula, la Dottoressa ha evidenziato il dialogo costante e palese della Rosselli con i poeti del passato e della sua contemporaneità, italiani e non, come Dante, Rimbaud, Eugenio Montale e Dino Campana: tradizione ed innovazione, dunque, caratterizzano ugualmente il componimento.



L’attività poetica della Rosselli, quindi, deve essere considerata come una costante ricerca di forma poetica e musicalità che possano trasmettere adeguatamente la realtà così come è avvertita dalla poetessa stessa. In questo senso, nel saggio esplicativo Spazi metrici (1962), la Rosselli arriva a coniare il difficile concetto del “quadrato a profondità timbrica”: la realtà, interagendo con il singolo, si arricchisce dei dettagli della sua personalità e viene a generare il cosiddetto “quadrato a profondità timbrica”, a cui la poesia deve quindi aderire, partendo, da un lato, dall’aspetto visivo, quindi tipografico (tanto che le poesie stampate assumono nel loro aspetto grafico le sembianze di un vero e proprio quadrato), e, dall’altro, dall’aspetto musicale, per cui ogni parola deve essere caratterizzata dalla medesima emissione di voce.


La travagliata vita interiore della poetessa, che soffriva di un disturbo paranoide-schizoide e che è morta suicida all’età di sessantasei anni, si riflette quindi nei suoi componimenti tramite espedienti linguistici e musicali assolutamente originali.


La figura di Amelia Rosselli non ha potuto che colpire i partecipanti, che hanno avuto l’opportunità non solo di venire a conoscenza del vissuto della poetessa e di leggerne alcuni componimenti, ma di ascoltarne il brillante e vivace commento di una giovane e appassionata docente.
Giulia Mangialardi
Foto di Naomi Camardella

sabato 23 febbraio 2019

Incontri cineletterari: Bassani e De Sica


Un pomeriggio da tutto esaurito quello del 9 febbraio, per il secondo incontro del ciclo “Lettura e visione”. Il romanzo di Giorgio Bassani Il giardino dei Finzi- Contini e l’omonimo film da esso tratto nel 1970 da Vittorio de Sica, tra l’altro vincitore del Premio Oscar come Miglior film straniero nel '71, ne sono stati i protagonisti.

 
La proiezione del film è stata introdotta dalla professoressa Thea Rimini (Università di Mons e Università Libera di Bruxelles), curatrice del convegno “Giorgio Bassani scrittore europeo” (dicembre 2016) che aveva come fine quello di parlare di una dimensione poco indagata di Bassani: la sua eccezionale apertura europea.


Thea Rimini


Ferrara resta però la piccola città in cui si muovono le sue grandi storie, lo sfondo indiscusso dei suoi romanzi dove a volte sembra che a parlare sia proprio la comunità ferrarese che talvolta assume connotati negativi perché vista come l’isolatrice degli ebrei.
Una foto di scena del film


La sua grande passione era il tennis, altro elemento ricorrente, sport centrale del libro e del film che hanno, come personaggi, non solo la famiglia d’alta borghesia e il narratore senza nome (un probabile Bassani) ma anche il giardino, luogo di reclusione e diversità, aperto durante le chiusure imposte dalle leggi razziali.

Bassani ha vissuto un periodo difficile, ha partecipato alla Resistenza, è stato in prigione. Finita la guerra sono varie le attività che svolge: traduttore, sceneggiatore, vicepresidente delle Rai e quella di consulente editoriale della Feltrinelli (il suo nome è legato infatti alla scoperta di Tomasi di Lampedusa, autore del romanzo Il gattopardo).

Grazie a Thea Rimini abbiamo potuto conoscere altre opere di Bassani che ha sempre riscritto più volte fino al perfezionamento come Gli occhiali d’oro, Il Romanzo di Ferrara (1974-1980) o Cinque storie ferraresi (1956). Quest’ultime hanno in comune con Il giardino dei Finzi-Contini il tema della memoria, i luoghi, l’ebraismo, il tempo.
L’introduzione della professoressa ha permesso agli spettatori e soprattutto a chi avesse letto il libro, di avere una visione più completa dell’autore, di guardare con occhio critico il film.
Si sono create infatti le condizioni adatte per il confronto che è stato alla base dell’acceso e lungo dibattito guidato da Rossella Pensiero e Adriana Cappelluzzo, affiancate dalla presenza della professoressa Thea Rimini, docente universitaria e collaboratrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, che ringraziamo per il sostegno accordatoci nel realizzare questo ciclo d’incontri in compagnia di esperti di chiara fama.

Rossella Pensiero e Adriana Cappelluzzo durante il dibattito con i soci


Tante sono state le curiosità e le domande. Ognuno dei presenti, fra un tè e un caffè, ha voluto condividere una propria riflessione, e ciò ha fatto sì che il dibattito fosse estremamente piacevole e costruttivo.


Ne approfittiamo per un saluto a Paola Bassani che ci avrebbe voluto onorare della sua presenza ma che per motivi personali non è potuta essere con noi e ci auguriamo che anche i prossimi incontri siano una ripetizione dell’eccezionale successo di questa giornata.

Naomi Camardella

domenica 17 febbraio 2019

De klank van de stad, Venezia secondo Gerrit Valckenaers ed Eric Min

Alle wegen leiden naar Venetië, de plek in het noorden van Italië waar alle bezoekers een stuk van hun hart achterlaten. Venetië is ook de zinkende stad, symbool voor een Europa dat in verwarring op zoek is naar zichzelf. Meer dan cijfers en begrotingen zijn het kunst en muziek die ons verbinden. Op weinig andere plaatsen ligt die gedeelde geschiedenis zo voor het grijpen. In dat levende geheugen van eeuwen Europese cultuurgeschiedenis gaan Eric Min en Gerrit Valckenaers op zoek naar de verhalen van componisten, schilders en schrijvers die onze verbeelding blijven prikkelen, van Monteverdi tot Proust, van Stravinsky tot Brodsky. Het boek De klank van de stad is door Polis uitgegeven.

Link naar de website van Polis



Eric Min (1959) studeerde letteren en wijsbegeerte (VUB). Als biograaf, essayist en criticus bericht hij over schilderkunst, fotografie en literatuur. Hij werkte voor De MorgenStaalkaart en rekto:verso. Hij publiceerde biografieën van Henri Evenepoel, James Ensor en Rik Wouters. De eeuw van Brussel. Biografie van een wereldstad (1850-1914) werd in 2014 genomineerd voor de AKO-literatuurprijs.
Gerrit Valckenaers (1960) studeerde muziekwetenschappen (KU Leuven). Hij is muzikant, radiomaker en leraar muziekgeschiedenis. Voor Klara stelt hij programma’s samen als Valckenaers & Vanhoudt, Late Night Lab en On the Road. Hij componeert geregeld voor theater en dans (Het Nieuwstedelijk, Elvis Peeters, Pascale Platel, Random Scream, Fabuleus, The Colorist).

Beppe Giampà - Il tuo gioco era un altro (Official Video)



Vi segnaliamo l'ultimo videoclip di Beppe Giampà, cantautore italiano nostro ospite qualche anno fa. Bravo, Beppe, continua a regalarci sempre la tua poesia in musica.

venerdì 1 febbraio 2019

“Lettura e visione” I: La pelle di Curzio Malaparte e proiezione del film La pelle di Liliana Cavani


Si è inaugurato sabato 12 gennaio il ciclo di incontri “Lettura e visione” con la discussione del romanzo La pelle di Curzio Malaparte e la visione dell’omonimo film (Italia, 1981, 133’) di Liliana Cavani. Grazie all’introduzione della prof.ssa Carmen Van den Bergh (KU Leuven e Universiteit Leiden), cofondatrice del Comitato Dante Alighieri di Lovanio, i numerosi partecipanti hanno avuto modo di conoscere la singolare personalità dell’autore del romanzo e gli aspetti salienti della sua opera.

La Prof.ssa ha infatti dedicato molti studi alla figura di Curzio Malaparte (1898 – 1957), oggetto di giudizi contraddittori in virtù dell’ambiguità del suo pensiero: la difficoltà di riconoscersi come italiano (il suo vero nome era infatti Kurt Erich Suckert, il padre era di origine tedesca) e il suo orgoglio nell’essere toscano; la sua partecipazione alla Prima Guerra Mondiale (arruolatosi volontario a soli sedici anni) e l’impegno nel descriverla in toni quanto mai realistici, lasciando chiaramente trasparire la sua opinione e suscitando forti reazioni contrarie; ancora, il suo rapporto con il Fascismo e il suo ruolo nella Seconda Guerra Mondiale. Il carattere che è emerso maggiormente è la forte presenza della sua personalità nelle sue opere, per cui spesso la sua figura risulta al centro dell’attenzione. I testi di Kaputt (1944) e La pelle (1949) sono difficilmente definibili come romanzi, in quanto raccontano da più punti di vista le modalità e le crudeltà della Seconda Guerra Mondiale; tradotti in Francia e in Europa, questi scritti ebbero all’estero quel successo che invece in Italia non ottennero, quantomeno in un primo tempo.
La pelle, in particolare, descrive un vero e proprio inferno dantesco ambientato nella città di Napoli tra il 1943 e il 1946: gli uomini, dopo la liberazione, dopo aver finito di lottare per non morire nella guerra quindi, iniziarono a lottare per sopravvivere, senza più alcun ritegno della “pelle”, della propria persona cioè, che si può vendere in svariati modi.




La successiva proiezione del film La pelle ha suscitato un accesso dibattito tra i soci, guidati nella riflessione sul libro e sul film da Rossella Pensiero ed Adriana Cappelluzzo e sempre con la partecipazione della prof.ssa Van den Bergh. Il film non ha corrisposto alle attese di tutti coloro che tra il pubblico avevano letto il libro, ma è sicuramente riuscito a rappresentare la crudeltà degli eventi descritti senza filtri nel testo di Malaparte. Il primo degli incontri del ciclo “Lettura e visione” si è quindi concluso con una piacevole chiacchierata in cui ognuno ha potuto dire la sua, confrontandosi con tutti i presenti. Ringraziando tutti i partecipanti per il contributo che hanno apportato alla giornata, vi aspettiamo il prossimo sabato 9 febbraio per parlare insieme del romanzo Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani e dell’omonimo film di Vittorio De Sica. Attendiamo per quel giorno, la partecipazione della prof.ssa Thea Rimini (Università di Mons) e di Paola Bassani, figlia di Giorgio e rappresentante della Fondazione Bassani.
Vi ricordiamo che gli appuntamenti di questo ciclo sono possibili grazie alla collaborazione tra Klappei Filmhuis, La Dante di Anversa, Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e Università di Anversa.

Giulia Mangialardi











La presenza di Paola Bassani il prossimo 9 febbraio sarà possibile grazie al sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles e dalla Fondazione Giorgio Bassani.


La pagina Facebook della Fondazione Giorgio Bassani è visitabile tramite questo link: